Tutte le aziende dovrebbero usare il Pixel di Facebook, ecco perché

Nel numero precedente della rubrica abbiamo analizzato le diverse tipologie di targetizzazione per le campagne di marketing su Facebook, utili per profilare in maniera mirata il pubblico a cui veicolare i messaggi pubblicitari. Oggi approfondiamo l’argomento parlando del pixel di Facebook, uno strumento avanzato che vi permetterà di targetizzare in modo più dettagliato la vostra utenza e avere la possibilità di raggiungere con maggiore precisione nuovi potenziali clienti davvero interessati a ciò che state offrendo.

Cos’è il pixel?

Semplificando, il pixel di Facebook è l’alter ego di ciò che è Analytics per Google. In altre parole, consente al social network di tenere traccia di quello che gli utenti fanno sul vostro sito. Dato che questo strumento permette di accedere a tutta una serie di impostazioni avanzate relative alle campagne pubblicitarie, possiamo dire che, nel momento in cui avviate una promozione su Facebook, è assolutamente necessario installarlo sul vostro sito internet. Se state affidando la pubblicità a un’agenzia terza o a un consulente, di logica, dovrebbe avervi già fatto inserire questo pixel o perlomeno avrebbe già dovuto parlarvene, perché oggettivamente si tratta di uno strumento molto importante nel caso utilizzate pagine esterne a Facebook come supporto della vostra campagna pubblicitaria.

Come funziona

Obiettivo di questo secondo paragrafo è spiegarvi come funziona tecnicamente il pixel di monitoraggio. Innanzitutto, bisogna sottolineare che il pixel è collegato all’account pubblicitario di chi crea l’inserzione e non al singolo sito internet. Può sembrare un dettaglio banale, ma in realtà è un particolare essenziale da conoscere prima di cominciare.

Nel momento in cui siete possessori di più siti, potete inserire lo stesso pixel all’interno di ognuno di essi. Non c’è pericolo di creare confusione, perché alcune funzioni avanzate consentono di distinguere quali utenti hanno visionato un sito o quali un altro. Se anche doveste avere dieci siti diversi per la vostra realtà imprenditoriale magari strutturata in più agenzie di viaggi, avete la possibilità di gestire tutto attraverso un unico account pubblicitario.

Se le inserzioni vengono fatte non tramite il vostro account pubblicitario, ma quello dell’agenzia che vi sta seguendo (e di conseguenza il pixel installato sul sito appartiene alla web agency esterna), è bene precisare che i dati raccolti, se un domani decideste di cambiare agenzia, non li avrete a disposizione voi, ma rimarranno in uso all’account pubblicitario del vostro consulente. Di base, questo non comporta un problema, ma, onde evitare spiacevoli sorprese in futuro, è utile comprendere che, in quel caso, i dati sono immagazzinati dall’agenzia e non da voi.

A meno che non ci sia una ragione valida per farlo, il mio consiglio è, anche quando affidate la pubblicità su Facebook a terzi, di assicurarvi che questi operino sul vostro account pubblicitario, con il vostro pixel, in modo tale che siate successivamente liberi di scegliere in autonomia se gestire la pubblicità da soli o eventualmente cambiare consulente, senza avere un vincolo legato al possesso dei dati raccolti. Noi utilizziamo sempre per correttezza gli account pubblicitari dei clienti, in modo tale da lasciare loro tutti i dati e non vincolarli per questioni meramente tecniche (preferiamo che decidano di continuare a lavorare con noi perché realmente soddisfatte dei

risultati e non per cavilli tecnici o burocratici). Diffidate di chi si propone di gestire i vostri soldi attraverso il proprio account pubblicitario.

Cosa monitora

Principalmente il pixel monitora ad oggi (novembre 2016) tre cose:

  1. Il dominio, il pixel associa le visite a uno specifico dominio. Per tornare a quello che dicevamo prima: non è un problema se monitorate più siti attraverso lo stesso account, poiché lo strumento è in grado di distinguere tra i singoli domini;
  2. Gli URL, ovvero le pagine web all’interno di un dominio, per capire quante visite riceve ogni singola pagina del vostro sito;
  3. I dispositivi da cui è stato visualizzato il sito. Nello specifico, siamo in grado di comprendere non solo se è stato visualizzato da computer o mobile, ma anche da quale tipologia di piattaforma mobile hanno avuto accesso le persone: iPhone, Android, iPad, Tablet Android, iPod, Windows Phone, ecc.

La più grande differenza tra il pixel di Facebook e Analytics è che lo strumento di Google è pensato per analizzare il sito in tutto e per tutto, mettendo a disposizione una miriade di opzioni da tenere sotto controllo. Il pixel, invece, non nasce con l’obiettivo di effettuare un’analisi completa del sito, ma con lo scopo di riuscire a monitorare in maniera specifica cosa accade sul sito, soprattutto sulle pagine direttamente collegate alle inserzioni pubblicitarie, per destinare poi queste informazioni alla creazione di targetizzazioni avanzate finalizzate a ottenere risultati concreti e non “semplici” interazioni sulla piattaforma.

Come installarlo

Per quanto possa essere un argomento di cui poco si discute e quindi inizialmente potrebbe apparire complicato, la realtà è molto diversa: installare il pixel in un sito è, infatti, un’operazione che nella maggior parte dei casi richiede un tempo molto esiguo. Nel momento in cui doveste chiedere alla vostra web agency di inserire il pixel, vi anticipo già che, se utilizzate ad esempio il cms wordpress, è un’operazione nella maggior parte dei casi, è un’operazione che potrà richiedere meno di un’ora, dato che non è necessario andare a smantellare il sito.

Faccio una precisazione: io ipotizzo che il vostro sito web sia realizzato con un CMS, un sistema di gestione dei contenuti, come WordPress, che, come abbiamo visto, è una delle piattaforme più utilizzate. Questi sistemi consentono appunto in via automatica, senza dover intervenire sul codice, ma magari installando semplicemente un piccolo plugin gratuito, di inserire dei pezzi di codice aggiuntivi all’interno delle pagine. Perché parlo di pezzi di codice? Perché, nella pratica, il pixel di Facebook non è altro che un insieme di una decina di righe di codice. Per installarlo, basta copiare e incollare questo codice all’interno del tag head del proprio sito (trae, prima del).

Un errore che spesso viene commesso è aggiungere il codice in una sola pagina del sito, ad esempio, esclusivamente nella homepage. In realtà, questo snippet di codice JavaScript deve essere inserito in ogni pagina e soprattutto deve essere messo in tutte quelle pagine che possono essere definite pagine di conferma dell’acquisto oppure di ringraziamento, in quanto solo così potremo poi monitorare i risultati di Facebook.

Perché è così importante

Come abbiamo avuto modo di vedere nell’articolo precedente della rubrica, attraverso il Gestore delle inserzioni, abbiamo la possibilità di profilare gli utenti in base agli interessi, ai dispositivi che utilizzano, ai titoli di studio, alla posizione e a numerosissimi altri criteri, ma grazie al pixel possiamo fare una targetizzazione ancora più avanzata.

A differenza di altri strumenti, il pixel non solo monitora gli URL e i dispositivi, ma è inoltre in grado di associarli a dei profili Facebook di cui la piattaforma sa esattamente tutto, collegando in questo modo le visite alle persone. Premetto che non si vanno a ledere i diritti sulla privacy, quindi non vi saranno mai dati nomi e cognomi di queste persone, email o altri dati sensibili che vengono concessi ovviamente dietro loro esclusivo consenso, ma capiamo bene come, volendo fare un esempio, la possibilità di andare a comunicare unicamente con chi ha già visto il sito o una determinata pagina ci permette di effettuare comunicazioni molto più mirate rispetto a veicolare messaggi a coloro che hanno semplicemente un interesse.

Il pixel è un argomento complicato e fondamentale al tempo stesso. Per questo motivo vedremo nel prossimo numero della rubrica quali sono i suoi principali utilizzi per spiegare ancora più nel dettaglio come fruire di questo strumento a vostro vantaggio per la creazione di campagne di marketing avanzate.

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